SAM IL RAGAZZO DEL WEST

“Sam Il Ragazzo Del West”, o secondo l’originale “Isamu, il ragazzo del deserto”. Il fumetto di Yamakawa e Kawasaki, dalla carta all’animazione, un classico del western made in Japan.

Il fascino della frontiera selvaggia è stato uno degli elementi trainanti delle produzioni cinematografiche e fumettistiche per i ragazzi della “Golden Age” americana che va dagli anni 1948–1960 e per i “ragazzi” dei ’60 e ’70 grazie alle innovazioni e stravolgimenti introdotti dalla diffusione internazionale degli spaghetti western.

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Alla base degli spaghetti western ci sono state però influenze derivate dalla narrativa di genere di estrazione ben lontana dalle frontiere del nuovo mondo.

Non bisogna dimenticare la famosa disputa sul soggetto tra la produzione di Per un Pugno di Dollari di Sergio Leone e Akira Kurosawa, volta poi a favore di quest’ultimo che ha avuto il proprio nome nei credits e diritti per la distribuzione. Come da intenzione di Sergio Leone, che ha dato sempre ragione a Kurosawa, il suo film voleva essere il remake in chiave western de La Sfida del Samurai del regista giapponese.

Del resto, per come si evolverà il genere del western di Cinecittà, con le sue ambientazioni aride fatte di crudeltà, anarchia e duelli tra abilissimi pistoleri, ci sono tantissime affinità e compatibilità con il genere giapponese chanbara (“combattimento con le spade” – nome che identifica i classici film di samurai).

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Per rimarcare questa gemellanza il regista di culto Takashi Miike ha coniato il termine Sukiyaki Western per il titolo del suo film del 2007 Sukiyaki Western Django (che vanta tra gli attori, praticamente tutti asiatici, anche la partecipazione di Quentin Tarantino).

Il sukiyaki è un piatto giapponese tipico come lo sono gli spaghetti per l’Italia e il film di Miike è un duplice omaggio a Leone e Kurosawa che fonde la storia de La Sfida del Samurai di Akira Kurosawa come era stata riproposta in Per un pugno di dollari di Sergio Leone, reintrodotta nel contesto di film di samurai, riportandosi dietro elementi tipici dello spaghetti western e ibridandoli con la spettacolarità delle arti marziali e del design dei moderni action movies in costume asiatici.

Altra nota da rimarcare è che i manga western, di cui è un fulgido esempio anche Gun Frontier del 1972 del grande Leiji Matsumoto, sono molto più affini ai film italiani con Clint Eastwood che a quelli hollywoodiani con John Wayne. Lampante è anche solo la rappresentazione grafica in chiave cowboy di Harlock e del suo migliore amico Tochiro.

Senza l’esasperazione dei lati grotteschi del manga di Matsumoto, anche Sam il ragazzo del west (Koya no shōnen Isamu – Isamu, il ragazzo del deserto) è un altro grande esempio di come le sensibilità spaghetti e sukiyaki possano funzionare insieme con estrema naturalezza anche sulle pagine di un manga.

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Il fumetto originale di Sam è stato scritto da Sohji Yamakawa e disegnato da Noboru Kawasaki. Pubblicato dal 1971 sulla rivista storica della Shueisha “Weekly Shōnen Jump”, è stato edito fino al 1973 per poi essere raccolto in 12 volumi.

Il manga di Yamakawa e Kawasaki riuscì ad ottenere un discreto seguito di pubblico, tanto che lo studio Tokyo Movie Shinsha, a cavallo con il termine della serializzazione su Shōnen Jump, ha prodotto l’omonima serie televisiva mandata in onda in 52 puntate dal 1973 al 1974 sulla rete Fuji Television. La serie si fregia delle musiche di Takeo Watanabe, compositore non a caso anche delle musiche della serie televisiva Kozure Ōkami (Samurai nella titolo televisivo italiano) e di tanti altri anime famosissimi come Bia la sfida della magia, Heidi, Candy Candy, Remì, Zambot 3, Daitarn 3, Gundam, Georgie…

Nello staff della serie ci sono oltre a Watanabe altri grandissimi nomi, tre su tutti: Shingo Araki al chara design, Isao Takahata alla regia degli episodi e Hayao Miyazaki tra gli animatori.

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Il 33 giri con la Soundtrack di Koya no shōnen Isamu

La serie è arrivata sulle reti italiane a distanza di quasi dieci anni, nel 1982, ed ha riscosso anche qui un discreto successo, tanto che ha rappresentato in pratica l’iniziazione al western per la generazione nata a cavallo della metà degli anni ’70 (una bella differenza rispetto al Rin Tin Tin delle generazioni precedenti).

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La storia di Sam è un’epopea, un romanzo fatto di solitudine e viaggi senza meta in terre ostili di un giovane pistolero (un ronin se fosse stato ambientato in Giappone piuttosto che nella frontiera americana) alla ricerca incessante di un legame con le sue origini identificato nella figura del padre da cui è stato separato giovanissimo.
Il giovane Sam, oltretutto, non è il classico cowboy di origini anglosassoni, si chiama in realtà Isamu ed è un “mezzosangue”, il figlio di un giapponese e di una pellerossa.

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Come è giusto per il genere, il clou degli episodi sta nell’epicità dei duelli con le pistole, essendo Sam un pistolero fuori dal comune, ma l’elemento che fa la differenza nella serie è la grande attenzione per la critica sociale. Il west di Sam infatti è presentato spessissimo nel suo lato peggiore fatto di anarchia, soprusi, violenza, crudeltà gratuita e soprattutto discriminazione razziale, subita da Sam in quanto mezzosangue e allo stesso modo da altri personaggi.

Anime e manga da riscoprire in toto, meglio se davanti ad un bicchiere di whiskey, sotto il sole bruciante e avvolti dall’odore della polvere da sparo…

Giorgio Salimbeni

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